Omaggio a Sauro Tomassini. Grazie per la voglia di crescere liberi, senza nostalgie.

“Solo il silenzio degli antichi, la forza dei contemporanei, la ribelle conoscenza originano l’uomo libero e immortale: è luce”: questo era uno dei suoi moti. Lui, il maestro, è nell’anima di chi l’ha conosciuto e dentro all’anima per sempre resterà. Chiaro e profondo, lineare e pluridimensionale, giocoso e complesso, non si lasciava mai ridurre a nessuno degli infiniti possibili di cui ha aperto tante porte: così era Sauro, detto “il Principe”, per la sua eleganza, il portamento, il rigore di una forma sempre legata al contenuto. Critico con amore, lingua taglia e cuci, rideva con quel suo modo provocatorio e … faceva ridere. Sapeva ascoltare, sentire, cercava qualcosa in tutti e voleva fare uscire qualcosa, per scoprire e far scoprire. Raccontava le sue verità come fossero favole, come se dicesse una bugia, in una bella recita che riusciva a stupire, perché è lo stupore che lascia sempre un segno.
Un po’ schivo e insieme aperto agli assalti della fantasia e della “follia”, era a Brera da 45 anni, dove si sentiva a casa come a Fano. A Milano era nato per la seconda volta. Uomo d’ingegno ha vissuto costantemente lo scontro degli opposti, la luce della creatività e la razionalità.
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